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Napoli il 13 e 14 giugno incontra Marco Cavallo: la lotta all’esclusione e al riprodursi dei meccanismi istituzionali escludenti.

Sembra una favola, o meglio un racconto ma è una storia vera, di umanità pura.

In una struttura ospedaliera psichiatrica un cavallo era adibito al traino del carretto della lavanderia e rifiuti vari dell’ospedale ed era diventato ormai vecchio e stanco. I pazienti preoccupati della fine che avrebbe fatto il cavallo scrissero una lettera all’allora Presidente della provincia di Trieste Michele Zanetti, come se fosse il cavallo direttamente a chiedere la grazia di essere lasciato alle cure della struttura che lo avrebbe riscattato con una somma pari al suo valore che avrebbe contribuito all’acquisto di un motocarro in sua sostituzione. La richiesta fu accettata.

Marco Cavallo è una struttura in legno e cartapesta di colore azzurro, nata da un’idea dell’illuminato Franco Basaglia, fondatore di Psichiatria Democratica e all’epoca direttore dello stesso ospedale psichiatrico di Trieste ove fu costruita l’opera, che si ispira alla storia appena raccontata, con la collaborazione dei pazienti al tempo reclusi.

Marco Cavallo conteneva idealmente tutti i desideri e i sogni dei ricoverati. Alto 4 metri, le sue dimensioni furono, nel 1973 al momento della sua prima uscita dall’ospedale per un’esposizione, un problema non solo pratico ma che diede origine anche a una profonda frustrazione per i pazienti che non vedevano più realizzati, attraverso l’uscita del cavallo dalla struttura manicomiale, il loro desiderio di libertà e di fuga dalla reclusione. Ciò non poteva essere accettato dall’allora direttore che, come detto sopra, era un illuminato e permise l’abbattimento delle barriere murarie della struttura ospedaliera che impedivano l’uscita e quindi la libertà ideale del cavallo e con lui tutti i desideri e i sogni di coloro che avevano riposto nella sua libertà la propria.

Di seguito il programma:

marco-cavallo

Non perdete questa grande occasione di riflessione e di crescita personale.

Lisa Muto

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