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Crisi del vino, l’enoturismo una possibile risposta

La visione di Angelo Radica (Città del Vino) a “Eruzioni del Gusto” in occasione del talk “Enoturismo asset strategico per l’Italia: impatto della promozione enoturistica all’interno dell’OCM vino”

L’enoturismo non è più un semplice completamento facoltativo per le aziende vitivinicole, ma una vera e propria necessità strategica e una leva di sopravvivenza per l’intero comparto. È quanto ribadito da Angelo Radica, Presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino e di RECEVIN (Rete Europea delle Città del Vino), durante il talk ospitato nella Sala Cinese della Reggia di Portici nell’ambito dell’ottava edizione di Eruzioni del Gusto.

La crisi dei consumi e dell’export: i numeri del cambiamento
L’incontro — moderato da Carmine Maione (Presidente dell’Associazione Culturale Oronero) e introdotto dai saluti della dirigente regionale Flora Della Valle — ha messo in luce le trasformazioni profonde del mercato globale e locale.

Radica ha evidenziato come il settore stia affrontando una fase critica:
• Il crollo dei consumi interni: se nel 1985 un italiano consumava circa 100 litri di vino all’anno, oggi la media è scesa a meno di 30 litri, a fronte di una produzione nazionale che rimane elevata.
• La frenata delle esportazioni: nei primi sei mesi dell’anno si registra una contrazione dell’export, il canale che per vent’anni ha sostenuto e salvato i bilanci delle cantine.
“L’enoturismo non è ‘oh che bello’: l’enoturismo è un’àncora di salvezza.
O facciamo questo oppure il settore del vino avrà seri problemi”, ha sottolineato Radica.

Formazione interna e micro-imprese
Un passaggio chiave dell’intervento è stato dedicato alla struttura economica delle aziende vitivinicole italiane, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni che spesso fatturano meno di 500 mila euro e non possono permettersi consulenti esterni costosi.
Due sono gli elementi cardine. Formazione in famiglia, in quanto a formarsi devono essere i titolari e i collaboratori familiari che vivono quotidianamente la vigna; Autenticità del racconto, perché nessun consulente esterno può trasmettere la storia, la fatica e le emozioni di un calice meglio di chi quel vino lo produce con le proprie mani.

I Consorzi campani e la sfida dell’accoglienza identitaria
Al talk hanno preso parte i massimi esponenti dei Consorzi di Tutela del vino della Regione, tra cui Sannio (Carmine Coletta), Irpinia (Arturo Erbaggio, delegato), Vitica, Salerno (Alferio Romito, delegato), Vesuvio (Ciro Giordano), insieme alla giornalista specializzata Floriana Schiano Moriello.

Dalle posizioni espresse dai Consorzi emerge la consapevolezza che la transizione “dalla degustazione all’esperienza a 360 gradi” sia l’unica strada percorribile per fidelizzare un turista che cerca autenticità e territori veri. Richiamando l’esempio virtuoso dell’Etna e i grandi classici toscani, i Consorzi campani hanno ribadito che una cantina moderna deve saper offrire almeno sei prodotti turistici differenti nell’arco dei dodici mesi (dal foliage autunnale alla vendemmia, passando per il trekking in vigna e la narrazione storica dei vitigni autoctoni).

Tuttavia, l’impegno dei produttori da solo non basta. I Consorzi hanno tracciato le linee guida per una reale competitività del territorio campano, che richiede alle istituzioni un piano di interventi strutturali precisi:
• Infrastrutture e viabilità – Strade e collegamenti che funzionino per rendere accessibili le aree interne.
• Digitalizzazione – Una connessione internet adeguata per gestire prenotazioni digitali e pagamenti in tempo reale direttamente tra i filari.
• Azione corale – Una sinergia operativa e continua tra la Regione, i Comuni e i Consorzi stessi, evitando di “scimmiottare” modelli estranei ma esaltando le unicità geologiche, storiche e vulcaniche della Campania.

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