Ripensare l’idea d’Europa 60 anni dopo

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Martedì 11 aprile a Napoli, presso lo Spazio Guida, nuova tappa dei “Martedì di Rivista Europalab” – VI Ciclo di Seminari dell’Associazione Prospettiva Europea, con il terzo incontro “Ripensare l’idea d’Europa 60 anni dopo i trattati di Roma” tematica al centro del terzo numero della Rivista.
Un incontro, programmato in occasione delle celebrazioni del sessantesimo anniversario dei trattati si Roma, finalizzato a stimolare una riflessione sul come ripensare l’idea d’Europa nel contesto odierno, riscoprendola ciascuno nel proprio ambito di riferimento, al proprio angolo di osservazione.

Una molteplicità di aspetti analizzata grazie ai diversi i punti di vista e alle varie testimonianze presenti alla tavola rotonda: interverranno i docenti del Centro studi CeSEC dell’Università di Napoli “L’Orientale” Andrea Pierucci e Paolo Wulzer, il coordinatore scientifico di Osservatorio Banche Imprese, Francesco Saverio Coppola, il direttore della Scuola di Liberalismo Enrico Morbelli, oltre al team di Prospettiva Europea e rappresentanti di associazioni culturali e professionali, tra cui Gioventù Federalista Europea, Stand Up for Europe, Aegee, Fisapi, Neopopolari Sturziani.

Un’opportunità, come descritto da Roberto Giuliani nell’introduzione, per consolidare quella piattaforma di collaborazione coordinate a promossa da Prospettiva Europea in questi anni con il supporto di Guida Editori, del CeSec e delle altre realtà partecipanti ai cicli di Seminari di Rivista Europalab.
Una piattaforma aperta a nuove sinergie sulla base di una concreta progettualità che Prospettiva Europea porta avanti soprattutto nell’ambito dei laboratori di europrogettazione, per toccare da vicino le opportunità della programmazione europea e sperimentare le complessità del passaggio dalla formulazione di nuove idee alla successiva trasformazione in proposte progettuali. Nuove progettualità indispensabili per sfruttare le molteplici occasioni della programmazione europea nei vari settori, il miglior modo per dare concretezza all’idea d’Europa, presentandola non più come un ostacolo, bensì come fonte di crescita, sviluppo e benessere per tutti i cittadini europei.

La discussione, moderata da Roberta Ferrara di Prospettiva Europea, ha inizio dal contesto storico dei trattati di Roma del 1957, delineato da Paolo Wulzer al fine di comprendere se questo processo nato in un contesto specifico, quello della guerra fredda, e rilanciato in un altro contesto specifico quello degli anni 90 (il “dopo guerra fredda”) abbia senso ancora oggi. A tal fine è importante analizzare i condizionamenti esterni, rispetto ai quali l’Unione Europea è stata una risposta efficiente e senza i quali il processo d’integrazione non sarebbe mai iniziato.
Il primo condizionamento è quello dei meccanismi internazionali: l’integrazione europea è stato lo strumento per collocare lì Europa all’interno di tali meccanismi.
Il secondo condizionamento è quello degli equilibri della guerra fredda e il ruolo in essi giocato dagli Usa che avevano un grande interesse nella nascita di un’Europa forte.
Infine c’è il condizionamento interno rappresentato dal problema della Germania: l’Europa è stata l’ancora per legare la Germania agli altri paesi europei, in modo da poter controllare la “vitalità” tedesca, inquadrandola all’interno di meccanismi più grandi in modo da evitare che questo paese possa tornare a rappresentare una minaccia per il resto d’Europa.
Possiamo quindi affermare che la nascita del processo d’integrazione europea è stata la risposta alle pressioni internazionali della guerra fredda e il rilancio del progetto con il trattato di Maastricht è stato lo strumento per raccogliere le nuove sfide internazionali del post guerra fredda. Anche in questo caso pesò il doppio motore interno (Germania) e esterno (Usa).
L’Europa ha però perso le sfide successive: terrorismo internazionale, crisi finanziaria, primavere arabe.
Oggi, alla luce di questi insuccessi, è importante capire perché questo processo dalla fine degli anni 90 ha perso la spinta propulsiva e la capacità di rispondere in modo positivo alle sfide del contesto esterno, nella consapevolezza che nell’attuale contesto globale l’Europa può giocare un ruolo solo se unita.

Prospettive future, scenari possibili e proposte per uscire dalla crisi nella seconda analisi di Andrea Pierucci, che individua il deficit dell’UE nel non essere stata in grado di affrontare o non aver affrontate nel modo adeguato determinate questioni cruciali, come la crisi economica, la sicurezza interna, la politica internazionale.
Bisogna tuttavia dire che non è vero che va tutto male, ci sono almeno 3 importanti aspetti positivi da sottolineare:
1) Quello che ricordiamo oggi in questa sede: sono 60 anni che l’Europa è unita e non ci sono guerre tra i paesi europei.
2) Lo sviluppo economico che ci ha portato ad essere la seconda potenza mondiale.
3) I Diritti fondamentali: l’Europa è l’unica area del mondo in cui è normale avere diritti in quanto cittadini, pensiamo alla libertà di circolazione, al programma Erasmus e all’istituzione della cittadinanza europea con Maastricht e quanto questo abbia significato per i cittadini europei e per tutti coloro che ora possono circolare liberamente da una paese europeo all’altro.
Da questi elementi bisogna partire per rilanciare il processo di integrazione, nell’auspicio che le buone prospettive delineate nella Dichiarazione di Roma del 25 marzo vengano effettivamente prese come riferimento per mettersi subito al lavoro per difendere il sistema europeo dalle pressioni che ne minacciano la tenuta.

Dalla crisi del sistema europeo parte la riflessione di Francesco Saverio Coppola, con l’idea di fondo che di fronte a difficoltà strutturali forse è necessario demolire prima di ricostruire, modificando la visione per non ripetere gli errori del passato soprattutto nella strategia nell’area mediterranea.
Una strategia che deve puntare necessariamente al multilateralismo e al superamento delle relazioni bilaterali che per ovvie ragioni ridimensionano il ruolo dell’Ue esaltando le sovranità nazionali.
E’ necessario inoltre rivedere le politiche per gli investimenti a partire dal ruolo della BEI, in modo da poter accrescere la fiducia delle imprese verso il sistema europeo e stimolare una maggiore propensione al rischio e ad investire risorse in progetti di sviluppo.

Dal primo grande scossone subito dall’Ue, rappresentato dalla Brexit, ha inizio la riflessione di Enrico Morbelli, che nell’analisi delle famiglie politiche europee (liberale, democratico-cristiana e socialista) ha evidenziato come nelle prime fasi del processo quella a vocazione maggiormente europeista fosse quella liberale, aspetto caratterizzante dei percorsi della Scuola di Liberalismo di quest’anno, incentrati, in occasione del sessantesimo anniversario dei Trattati, proprio sull’Europa e sul contributo della cultura liberale al processo di integrazione.

La seconda parte dell’incontro è stata dedicata ad un momento di dibattito e confronto tra le associazioni che hanno aderito all’appello di Prospettiva Europea e insieme ad essa stanno lavorando alla costruzione della rete “Perché l’Europa?” una piattaforma di collaborazione per rilanciare lo spirito europeista e sensibilizzare l’opinione pubblica verso una consapevole e attiva cittadinanza europea.
Sono intervenuti Dario Di Stasio, segretario della sezione napoletana del movimento Gioventù Federalista Europea, Massimiliano Avino di Stand Up for Europe Napoli, Roberto Rossetto di Aegee Napoli, Giuseppe Ruggiero del Movimento dei Neopopolari SturzianiAntonio Saggese del sindacato delle professioni intellettuali Fisapi.

Queste le principali tematiche affrontate l’11 aprile, che saranno spunto del terzo numero di Rivista Europalab , dei prossimi seminari e altre iniziative, a partire dal Caffè Europeo “Perché l’Europa?” programmato in occasione della Festa d’Europa il 9 maggio 2017, che segnerà l’inizio delle attività dell’omonima rete di associazioni, nell’ambito della quale si consolideranno le partnership avviate da Prospettiva Europea in questi 6 anni.

Registrazione Audio degli interventi pubblicata su Radio Radicale

Foto del Seminario

 

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