Euro-Maghreb, un matrimonio di interesse nel segno del Mediterraneo

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Relazione di Ilaria Guidantoni nella giornata di studio “Il Rilancio del processo di costruzione europea”. Firenze, Festival d’Europa 2015.

Il baricentro europeo sta cambiando, con una segmentazione che porta quella che storicamente è stata la culla dell’Europa, l’Europa mediterranea, ad essere un nuovo epicentro, alternativo all’asse franco-tedesco. Rispetto ad anni precedenti, ad esempio, il fronte dell’Est si è ‘ammorbidito’ e in gran parte integrato. Lo spostamento dell’attenzione verso il Mezzogiorno europeo è legato in parte alla situazione di fermento del mondo arabo, in particolare dei paesi del nord Africa che, da parte loro, non si sentono africani quanto mediterranei. In tal senso non posso che concordare con quanto scriveva il grande reporter polacco Ryszard Kapuscinski nel libro Se tutta l’Africa nel quale evidenzia come l’Africa sia solo un nome geografico e non una realtà che si riconosce in un’identità comune. E’ venuto tra l’altro il momento di ripensare alla dialettica coloniale e post coloniale, soprattutto nel dialogo-scontro tra Algeria e Francia da una parte; e fra Tunisia e Italia per altre ragioni.
Le rivolte arabe hanno messo in discussione, infatti, la stessa Europa e stanno ridisegnando gli equilibri, non solo socio-culturali, quanto anche economici e di politica energetica.
Il mio viaggio nel Maghreb, focalizzato soprattutto tra Tunisia e Algeria, evidenzia come le due sponde siano strettamente intrecciate anche se la riva nord ne ha perso memoria. Non solo, ma il Mediterraneo rappresenta un territorio unico, una sorta di continente a se stante di corrispondenze, fulcro della civiltà cosiddetta occidentale, un unicum.
Innanzi tutto, se le parole hanno un senso come io credo lo abbiano, il termine maġrīb, occidente, tramonto mette fine all’idea che l’Occidente sia contrapposto al Mondo arabo. La questione è ben più articolata. L’Europa si considera l’occidente, quello autentico, in una posizione assolutamente egocentrica, rispetto alla quale più a ovest ci sono solo gli Stati Uniti. Tutto il mondo diverso da questo modello di società cosiddetta democratica, di diritto, di libero mercato viene considerato Oriente o altro, in una doppia quanto egualmente fallace dizione: un mondo favoloso, mitico, ma in certo senso irreale o surreale o perduto; oppure diverso in quanto sbagliato.
L’ottica del mondo arabo-musulmano ha il proprio centro nella Penisola Arabica per cui l’ovest estremo dei paesi arabi è rappresentato dal Marocco e Mauritania. Il mondo arabo mediterraneo si sente legato a doppio filo da sempre alle sorti dell’Europa e comunque al gioco delle due sponde.
Il Maghreb infatti è stato nel tempo invaso, prima dagli arabi e arabizzato nonché islamizzato; poi dai fenici, cartaginesi, romani, quindi turchi ottomani e infine dagli spagnoli, dai francesi e dagli italiani.
Le rivolte arabe si sono scagliate contro la tirannia in generale, qualsiasi volto essa assuma, figlia della storia di un mondo da sempre colonizzato da modelli non autoctoni dai quali però, pur con una trascrizione personalizzata, ha tratto i propri parametri: la centralità del lavoro per l’acquisizione della dignità; la separazione del potere politico da quello giudiziario per una giustizia giusta che è anche un principio di laicità politica; e la libertà di espressione nel senso più ampio.
Il fronte europeo che ha condiviso l’esperienza della colonizzazione dalla parte dell’invasore e sostenuto regimi dittatoriali in nome della laicità e della spregiudicatezza del mercato economico risente come un boomerang della situazione di instabilità nel quale nel corso dei secoli è stato fomentatore, talora indiretto. Questo per dire che non è una vicenda della quale ci si può lavare le mani e non solo per i conti in sospeso.
La vicenda dell’Italia, a parte la parentesi libica e alcune vicende nel periodo del Ventennio che si estendono alla Tunisia, in merito all’emigrazione di oggi costituisce la riproduzione di quanto in passato è stato vissuto in senso inverso: dall’Italia e in particolare da Genova, Livorno e dalla Sicilia i barconi partivano in cerca di lavoro e per trovare asilo politico e prima religioso (per quanto concerne gli ebrei). Non solo, ma la Tunisia che ora vive il problema dell’emigrazione, contemporaneamente sente anche quello dell’immigrazione legato ai profughi libici ed essa stessa si è paragonata all’Italia evidenziando – con un processo di autocritica – la difficoltà di far fronte ad un problema massiccio in un momento di crisi senza una politica di coordinamento e sostegno dell’intera area. Questo esempio mette in luce come i confini politici siano labili in un mondo globalizzato, soprattutto per quanto riguarda i paesi dell’area mediterranea, nella loro contiguità.
Il gioco dello specchio non è mai unidirezionale quando si parla di comunicazione perché dall’altra parte non c’è un foglio rifrangente inerte. L’Europa che nasce storicamente dal Mediterraneo e dalla Grecia, costola che ha rischiato di perdere, ha smarrito la propria memoria al sud dove oltre ad effetti “negativi”, ha generato e prodotto civiltà da tutti i punti di vista e, inevitabilmente assorbito energia e saperi. Il problema è che solo il nord Africa ne ha memoria. E’ vero che la storia la scrivono i vincitori ma oggi l’Europa rischia di diventare perdente proprio perché perdere la propria memoria è un po’ come smarrire la propria identità.
Il viaggio che io sto facendo evidenzia una corrispondenza biunivoca, molto più forte di quanto si possa pensare. Inoltre il mio cammino mi ha convinta che il dialogo rappresenti l’unica possibilità di pace e sviluppo sia per il Maghreb, che deve tornare a guardare a nord verso il mare, sia per l’Europa, in particolare la Francia e l’Italia che devono ritrovare le loro radici.
I punti focali di questo percorso tra le due rive, quali basi di partenza sono: la concezione similare della famiglia; l’opportunità di scambio per i giovani in un sistema della formazione asfittico, con una politica sul tema delle migrazioni legata alle università; lo sviluppo turistico-economico, che costituisce una presa di ossigeno anche per le economie in crisi del nord, che in parte limiterebbero in tal modo la difficile gestione di un’immigrazione di massa; e infine la contiguità linguistica e la sua estrema ricchezza che individua una pluralità di visioni del mondo tra loro intrecciate. Perdere ad esempio delle minoranze linguistiche significa inevitabilmente far tacere una civiltà. E’ in tal senso che dobbiamo leggere la scelta politica, recente, dell’Algeria, di recuperare le lingue amaziġ, dei nomadi (detti in modo dispregiativo berberi), introducendone l’obbligo di studio almeno nelle scuole di giornalismo per un’informazione plurale.
E’ da sottolineare in generale che tanto il sud quanto il nord troverebbero nella cooperazione un’opportunità reale di sviluppo come racconta il mio viaggio sulle tracce di Albert Camus antesignano del rilancio del mito del Mediterraneo, già negli anni Cinquanta del Novecento, quando nei suoi Cahiers del 1955 evidenzia come il rischio di separazione dell’Algeria dall’Europa e dal Mediterraneo era l’avvento dell’estremismo e della violenza e così è stato. In effetti, oggi che il Paese, dopo l’uscita dalla décennie noire sta uscendo dal tunnel, non è un caso che stia riaprendo in un’ottica di cooperazione i dossier storici e giudiziari per aprire alla collaborazione con la Francia: dalla riscrittura della storia della Guerra d’Indipendenza algerina agli anni del terrorismo. E’ importante, a mio parere – ed è quello che il Maghreb chiede all’Europa – portare avanti un progetto coordinato nel segno dello sviluppo e non della semplice crescita: per cui anche i progetti economici rappresentano dei veicoli culturali e di promozione sociale. In tal senso occorre recuperare l’idea antica del Mediterraneo come luogo di scambi dove, insieme alle merci, veleggiavano le idee. Inoltre è bene leggere il sud dell’Europa non come una zavorra ma un’opportunità per riscoprire quel laboratorio di pluralità che può offrire un futuro nel segno della pace e della democrazia. Troppo spesso i binari dei progetti sono divisi in compartimenti stagni e questo non crea reale cooperazione. L’Algeria ad esempio rimprovera all’Italia di aderire a progetti di ordine commerciale e non di reale livello imprenditoriale. L’idea forte del partenariato rappresenta un valore aggiunto doppio per l’Europa in generale, per quella del sud diretto perché accede ad un terreno potenziale sul quale costruire.
L’orizzonte nuovo che si sta delineando, pur nella contraddizione e lacerazione tipiche dei momenti di passaggio, prospetta un’identità plurale dell’Europa nel segno di appartenenze non monocrome dove la differenza è un segno di ricchezza. A dire il vero la cristallizzazione delle identità e il loro irrigidimento non appartiene alla tradizione europea e mediterranea ma ai nazionalismi ottocenteschi. Nel mondo antico ad esempio, almeno tra gli intellettuali, era facile trovare persone che parlavano molte lingue, basti pensare al berbero algerino più famoso a livello internazionale che in Italia ha vissuto la propria conversione al Cristianesimo, Sant’Agostino: parlava fenicio, greco (con qualche difficoltà), latino e la lingua autoctona.
La nuova frontiera perché l’Europa cresca è una dimensione di apertura che anche economicamente consenta l’accesso a risorse e prospettive ancora in parte inesplorate. In questa fase ad esempio il ruolo dell’Algeria nell’assetto internazionale dal punto di vista energetico sta crescendo, complice anche la crisi Ucraina e l’instabilità politica del Medioriente. Italia, Francia e Spagna, anche per ragioni di prossimità territoriale, sono in prima linea in tal senso.
Delle opportunità e delle difficoltà della condizione di “pendolare” tra le due sponde del mediterranee, scrive già Albert Camus, sulle cui tracce mi sono imbarcata da Marsiglia ad Algeri, anticipando quello che sarebbe avvenuto mezzo secolo dopo. L’essere meticcio rappresenta un punto di vista sofferente quanto privilegiato: pied noir in Francia, francese in Algeria.

Bibliografia
AA.VV. Les identités plurielles, Première rencontre Euromaghrébine
d’Ecrivains, Progetto finanziato dalla Delegazione europea in
Tunisia, Novaprint – Sfax, Tunisia 2014

Braudel Ferdinand, Il Mediterraneo. Lo spazio e la storia, gli uomini e
la tradizione, Bompiani, Milano 2002

Camus Albert
Le premier homme, Gallimard 1994
L’étranger, Gallimard 1980 (Lo straniero, Bompiani
2005)
Daoud Kamel, Mersault, contre-enquête, Actes Sud, 2014
Dib Mouhammad
La grande casa (1952), Feltrinelli 2008
L’incendio (1954), Feltrinelli 2004
Il telaio (1957), Feltrinelli 2008
Braudel Fernand, Il Mediterraneo. Lo spazio e la storia, gli uomini e
la tradizione, Bompiani, Milano 2002
Goumeziane Smaïl, Ibn Khaldoun Un génie maghrébin, Edif, Paris 2000
Guidantoni Ilaria
Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una
società che cambia, Albeggi Edizioni, Roma 2013
Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane
nel Mondo, per le voci l’osmosi siciliana in Tunisia, l’emigrazione
italiana interna nel Novecento e i lavoratori italiani nelle miniere nel
mondo, SERItaliAteneo 2014
Marsiglia-Algeri Viaggio al chiaro di luna, Albeggi
Edizioni 2014
Il potere delle donne arabe, Mimesis Edizioni 2015

Ryszard Kapuscinski, Se tutta l’Africa, Feltrinelli 2012
Matvejevic Predrag, Breviario mediterraneo, Garzanti 2006
Pendola Marinette, La traversata del deserto, Arkadia, Cagliari 2014

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