L’azienda “ibernata” nell’era del coronavirus: «è l’incertezza l’anima gemella dell’ansia»

foto-guido-zaccarelliArticolo di Guido Zaccarelli* sulle strategie delle imprese per superare questa fase di “ibernazione” delle attività produttive, generata dall’emergenza coronavirus.

Il Covid-19 ha limitato la libertà delle persone e contagiato l’economia mondiale limitando l’azione globale degli imprenditori di fare impresa. Se osserviamo con attenzione i fenomeni che hanno coinvolto in passato le economie del nostro pianeta, possiamo individuare forti connessioni logiche con la crisi finanziaria del 2008, pur partendo da radici differenti, che ha modificato il sistema delle relazioni sociali e il modo di fare impresa, imponendo all’imprenditore di ripensare a nuove forme organizzative, e produttive, e la messa in campo di strategie di marketing declinate in mercati che avevano cambiato la loro identità.

Da non sottovalutare, nel periodo preso a riferimento, la forte richiesta di nuovi investimenti in tecnologia e la presenza di personale altamente specializzato. Le difficoltà da superare erano finalizzate alla ricerca di nuove aree di opportunità e all’urgenza di trasformare i modelli produttivi con altri modelli, per competere con imprese globali per scongiurare la chiusura dell’impresa. Un periodo durato parecchi anni che ha reso evidente come la globalizzazione agisca sul mondo, e non su singole regioni, come potrebbe essere la sola Cina, l’Europa o l’America.

Uno dei maggiori problemi che si evidenzia nelle aziende, quando la crisi sopraggiunge all’improvviso, (Covid-19), è l’eventuale presenza di investimenti, messi in atto da poco tempo, per avviare nuove economie di scala o per accedere alle tecnologie 4.0. In queste condizioni l’imprenditore può trovare sofferente la posizione debitoria e impossibilitato ad accedere a nuove forme di accesso al credito con il quale rifinanziare la sopravvivenza della propria azienda.
Il Covid-19 ha riportato ancora una volta l’imprenditore nelle condizioni di rivedere i meccanismi di produzione e di relazione con i mercati interni, e globali, dei quali si serve, e ai quali afferisce all’interno di una logica di filiera di prodotto o servizio. Immagine che ci riporta alla catena di montaggio che il taylorismo e il fordismo dei novecento americano ci hanno insegnato: se manca il prodotto precedente la catena di montaggio si ferma e l’operatore rimane in attesa di ricevere la parte per completare il ciclo produttivo. L’immagine è simmetrica alla filiera aziendale: se un fornitore non produce una parte viene compromesso in tutto, o in parte, l’intero ciclo produttivo.

Come vincere questa sfida, quali comportamenti adotta oggi l’imprenditore al quale viene chiesto di chiudere l’azienda, per sopraggiunti interessi legittimi legati alla salute della popolazione? Agisce su diversi fronti: in primis, “iberna l’azienda”, una condizione “biologica” in cui le funzioni vitali sono ridotte al minimo che impatta immediatamente sulla produzione e nella generazione dei servizi. Per quanto le risorse finanziarie lo consentono, mantiene in vita il flusso dei pagamenti verso i propri fornitori nella speranza di ricevere copertura dai clienti. Successivamente avvia le procedure amministrative per accedere agli ammortizzatori sociali, previsti dall’ordinamento in vigore nei singoli stati, per tutelare i propri collaboratori e di riflesso la liquidità dell’azienda.
A queste azioni, corrisponde un periodo di profonda riflessione, pregno di ansia e preoccupazione, per l’impossibilità di intravedere il futuro e individuare una strada dove camminare per raggiungere i propri obiettivi. In questo momento lo stato attuale di molte imprese è questo, in attesa che venga lentamente ripristinata la libertà per accedere a misure di de-contenimento sociale, capace di diminuire il grado di “ibernazione” e avviare lentamente la produzione e la ripresa dei servizi, di ogni ordine e grado.

L’idea di fondo, di molti imprenditori, è di ridurre in modo molto graduale il “grado di ibernazione”, per comprendere come muoversi all’interno dei loro mercati di riferimento e saggiare la personale capacità di “ritornare” a fare impresa, noto l’invenuto radicale cambiamento avvenuto nei mercati e nelle loro specifiche economie, completamente stravolte nelle logiche e nei contenuti: «lo scopo, è evitare di soccombere».

I timori sono parecchi e di difficile interpretazione e soluzione, per la mancanza di certezze presenti e future: «è l’incertezza l’anima gemella dell’ansia». Occorre evitare di licenziare. Uno tsunami invisibile che ha prodotto un terremoto visibile al contrario di un terremoto che abbatte le case e le abitazioni dove l’uomo in breve tempo è in grado di mettere in moto i meccanismi già rodati per ripristinare le condizioni precedenti, in molti casi, migliori.
Quando rapidamente calano ordinativi e sfuma la certezza del “presente prossimo”, l’unica arma a disposizione di molti imprenditori e di “ibernare l’azienda” e di ricorrere agli ammortizzatori sociali, per evitare di entrare in una spirale senza fine. Questi sono i timori che avvolge l’imprenditore innanzi ad una crisi globale come il Covid-19, di proporzioni immani dai tratti pandemici.

Ultima considerazione, ma non meno importante, è la minore disponibilità di risorse finanziarie a disposizione delle famiglie e la presenza contemporanea di incontrare mercati saturi. Una vera sfida mondiale a cui nessuno si potrà sottrarre.
Le circostanze devono fare emergere la forza della condivisione verso il bene comune e la disponibilità dei singoli a fare squadra, generando nuove forme di relazioni imprenditoriali in grado di aiutare chi si trova in difficoltà per donare l’opportunità a tutti di uscire dalla “ibernazione” e ritornare a vedere scorrere l’acqua cristallina sotto i ponti dell’impresa a vantaggio dell’intera umanità.

*Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale
È laureato in Comunicazione e Marketing
Ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie
Ha frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d’impresa
È stato referente del Servizio Informativo dell’Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola
Dal 2008 al 2018 è stato docente a contratto di informatica presso l’Università di Modena Reggio
È collaboratore della redazione modenese del Resto del Carlino, della Gazzetta dell’Emilia e di Notizie di Carpi.

Bibliografia:
Informatica, insieme verso la conoscenza (2010)
La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012)
Finestre di casa nostra, immagini e racconti di un anno diverso. Uno sguardo oltre le cose (2013)
Dalla Piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
#essereGiornalista2020, nell’era della Conoscenza condivisa© (2019)

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