Il peso delle imprese innovative nel processo di sviluppo del Sud

innovation-sudArticolo del prof. Mario Raffa, Delegato per l’Università Federico II al Premio Nazionale per l’Innovazione, pubblicato sul Mattino domenica 14 aprile 2019

L’attenzione che Il Mattino dedica ai temi di rilancio del Mezzogiorno è quotidiana. Infatti, negli ultimi giorni, prima Riccardo Varaldo (il 2 aprile scorso) con la riflessione dal titolo “Più innovazione, solo così il Sud inizia a crescere” e poi l’intervista di Nando Santonastaso a Gino Nicolais (il 5 aprile scorso) dal titolo “Un’alleanza ricerca-industria per rilanciare il Sud”, affrontano questo tema.

Riccardo Varaldo, dopo aver sottolineato il trend di crescita relativa del numero di startup innovative, iscritte nella Sezione Speciale del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, ricorda che il Mezzogiorno supera le altre aree del Paese, tanto è vero che tra il 2014 (2015 per le PMI) ed il 2019, il relativo peso sul dato nazionale è salito dal 19% rispettivamente al 24,5% (startup) ed al 20,1% (PMI innovative).”, evidenzia così, partendo da questi dati, un potenziale di imprenditorialità innovativa da utilizzare per portare avanti una vera e propria politica di sviluppo del Mezzogiorno.
Per fare ciò, occorre disegnare un futuro industriale caratterizzato da una discontinuità con il passato, capace di frenare la fuga dei laureati dal Mezzogiorno, creando lavoro per i più giovani, e facilitandone la loro crescita professionale.

Il Premio Nazionale per l’Innovazione (PNI), partito più di 15 anni fa, costituisce oggi il più grande incubatore del Paese a supporto della nascita di nuove imprese innovative. Infatti la sua missione è quella di far diventare imprese i prodotti delle ricerche svolte nel sistema universitario italiano e nei centri di ricerca pubblici. Dai dati dell’Osservatorio del PNI emerge una dinamica di Paese in cui sono migliaia le imprese innovative che hanno trasformato i risultati delle ricerche in prodotti e servizi sul mercato; in questo quadro positivo per l’Italia, forte è il peso delle nuove imprese del Mezzogiorno, in particolare della Campania, della Puglia e della Sicilia.

Un altro dato che emerge è la crescita negli ultimi anni della cooperazione e della sinergia fra le imprese innovative, il sistema delle piccole e medie imprese, e fenomeni sempre più spinti in cui le grandi imprese stabiliscono nuove forme di rapporto privilegiato con le startup per portare avanti i loro processi di innovazione. In tutti questi casi, cresce l’occupazione per i giovani laureati facilitandone la permanenza sul territorio.

Gino Nicolais, dopo aver sottolineato che “occorre un sistema che assuma la capacità di rischio per investire nel prodotto, ma anche nelle stesse imprese” sottolinea la vivacità del sistema imprenditoriale campano. La crescita dei prodotti e dei servizi innovativi richiedono una intensificazione delle strategie di rapporto fra le grandi imprese, le PMI e le startup; a tale proposito riporta l’esempio del Digital Innovation Hub, che in poco tempo ha visto scendere in campo alcune grandi imprese come Leonardo, Hitachi, Scenari e Engineering.

L’idea che sia necessario un nuovo modello di sviluppo per rilanciare la crescita del Mezzogiorno recuperando il divario con il resto del Paese, a prima vista può sembrare temeraria, eppure vi sono una serie di elementi che rendono concreta e praticabile questa via.

Nei processi di innovazione hanno un grande impatto i sistemi territoriali di sviluppo. A Napoli e in Campania, la capacità di attrarre investimenti è facilitata dai nuovi poli tecnologici e di alta formazione che si stanno localizzando nella nostra Regione. L’industria 4.0 riconosce al binomio, industria manifatturiera sposata al digitale, la nuova frontiera della fabbrica delle conoscenze. Oggi vi sono molti segnali che vedono, lungo la filiera dell’innovazione e dello sviluppo un nuovo protagonismo delle Università, che, accanto al loro ruolo storico di alta formazione, accentuano sempre più quello di facilitatore dei processi di trasferimento tecnologico e di creazione di impresa. Sta cambiando anche l’alta formazione, che richiede sempre più la coesistenza dei saperi umanistici con quelli scientifici, e aiuta i giovani formati e laureati a cogliere l’opportunità di avviare nuove imprese innovative.

Nell’ambito del trasferimento tecnologico e della divulgazione scientifica vanno ricordati, oltre ai già consolidati esempi del Polo Universitario di San Giovanni a Teduccio a Napoli Est e di Città della Scienza a Napoli Ovest, gli esempi di successo delle Start Cup Competition universitarie italiane e del Premio Nazionale per l’Innovazione che rappresentano delle vere e proprie ottime pratiche per favorire e permettere la nascita e crescita di nuove imprese innovative che si inseriscono di diritto nel sistema produttivo italiano.

La Start Cup Campania, business plan competition che coinvolge i sette Atenei campani, finalizzata a mettere in gara gruppi di persone che elaborano idee imprenditoriali basate sulla ricerca e l’innovazione, vede con il passare degli anni, un sempre maggiore coinvolgimento da parte degli studenti e delle giovani donne, che decidono, oltre che a provare a fare impresa, a portarle concretamente sul mercato, mettendo in gioco competenze, professionalità, potenziale imprenditoriale, reti di rapporti e passione.

La conferma viene dai risultati di due recenti edizioni del Premio Nazionale per l’Innovazione, che ha visto molte, tra le migliori idee nazionali, provenire dalla Campania.

Per dare un’idea del fenomeno imprenditoriale legato alla ricerca possiamo considerare le ultime due edizioni della finale del PNI: quella del 2017, ospitata a Napoli dal Polo Universitario di San Giovanni a Teduccio della Università degli Studi di Napoli Federico II, e quella del 2018, ospitata a Verona, dove hanno partecipato le migliori imprese innovative vincitrici delle 15 Start Cup Regionali, rappresentative di 47 università e incubatori associati.

Mediamente le Start Cup regionali hanno coinvolto, sull’intero territorio nazionale, circa 2500 neoimprenditori con quasi 800 proposte di imprese innovative, di cui 60 finaliste nazionali.

La Campania, che intanto si è dotata di due incubatori certificati, gli unici del Mezzogiorno, Campania New Steel e 012 Factory, ha mostrato una crescente vivacità con 5 progetti d’impresa di elevato livello, selezionati tra oltre 100 proposte locali campane.

Per dare un’idea del livello del sistema campano, delle cinque imprese finaliste a Verona, tre di queste, BiotomPack, (area Industriale, Università della Campania L. Vanvitelli), GeoSyl (area Industriale, Università di Napoli Parthenope e Università di Napoli Federico II) e Micronature (area Scienza della vita, Università della Campania L. Vanvitelli), sono state valutate tra le migliori nel loro settore produttivo. Le altre due, Gradì (area Industriale, Università di Salerno) e VirOCol (area Scienza della vita, Ceinge e Università di Napoli Federico II) sono tra le 20 migliori imprese nei rispettivi ambiti.

Il peso e la crescita del Mezzogiorno si riscontra anche dal successo di imprese innovative provenienti da Palermo e dalla Sicilia, primi in Italia nel 2017. Questo dato è arricchito dal successo della campana Sòphia High Tech, spin-off della Federico II nel 2015, che partendo da Start Cup Campania e dal PNI, in pochi anni è diventata una piccola multinazionale. Megaride, partita negli anni successivi, è ormai un partner affidabile di Ducati e di altre grandi imprese del settore.
Bisognerebbe poi ricordare tante altre imprese nate dagli sforzi degli altri atenei campani.

Una verifica della vivacità del sistema innovativo campano e meridionale vi è stata nei giorni scorsi in occasione dell’Innovation Village che si è svolto nel Museo Ferroviario di Pietrarsa, dove decine di delegazioni provenienti dall’Italia e dall’Europa hanno voluto incontrare le imprese e le istituzioni protagoniste di questo ecosistema dell’innovazione.

marioraffa.eu

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