Fondi strutturali europei: l’utilizzo indebito dei finanziamenti in Italia

Il contributo di Eleonora Zampetti, studiosa di politiche europee e progettazione comunitari, sull’utilizzo delle risorse dei fondi strutturali in Italia.

Il territorio europeo è caratterizzato da un forte divario tra i gradi di sviluppo socio-economico delle diverse regioni, legato a fattori quali il basso livello di occupazione e istruzione superiore, la carenza di infrastrutture materiali e immateriali (come le reti per l’accesso alla banda larga) e fattori morfologici e territoriali.
La Politica di coesione – che, con una dotazione finanziaria di 355 miliardi di euro, circa un terzo del bilancio europeo, (1) è il principale programma di investimento comunitario per il periodo di programmazione 2014-2020 – mira a realizzare progressivamente la compensazione degli squilibri regionali attraverso lo stanziamento di fondi in favore dei Paesi membri: ciascuno Stato gestisce le risorse ad esso assegnate sovvenzionando, a fronte di una percentuale di cofinanziamento, progetti nazionali a sostegno di istruzione, occupazione, ricerca e innovazione, inclusione sociale ed efficienza energetica.

In Italia la Politica di coesione è attributaria di una dotazione finanziaria di circa 32 miliardi di euro ed è attuata tramite due strumenti finanziari, denominati fondi strutturali(2):
• Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), a sostegno dell’adeguamento infrastrutturale, di ricerca e innovazione (R&I) e della competitività delle piccole e medie imprese (PMI);
• Fondo sociale europeo (FSE), a favore della formazione, dell’istruzione, dell’occupazione, e dell’inclusione sociale.
Per l’attuale ciclo di programmazione, nel nostro Paese sono attivi 39 Programmi operativi regionali (POR) e 12 nazionali (PON) cofinanziati a valere sul FESR e sul FSE, sulla base dei quali vengono emanati i bandi e selezionati i singoli progetti ammessi a finanziamento. (3)

I finanziamenti erogati non costituiscono soltanto una rilevante opportunità per soggetti quali Pubbliche Amministrazioni, Università, associazioni e imprese (in particolare PMI) – che, a fronte di una piccola quota di autofinanziamento, hanno la possibilità di realizzare rilevanti progetti di investimento – ma anche lo strumento attraverso cui l’Unione europea tende alla realizzazione dei suoi scopi; tale convergenza si può verificare tuttavia soltanto a condizione che le risorse siano correttamente utilizzate e non distolte dalle finalità perseguite.
Negli ultimi anni si è invece assistito al dilagare del fenomeno di utilizzo indebito di finanziamenti strutturali. Secondo i dati diffusi dal Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell’Unione europea (COLAF) (4) , nel corso dei periodi di programmazione 2000-2006 e 2007-2013 la somma coinvolta in segnalazioni di presunte irregolarità/frodi in Italia ammonta a circa 869 milioni di euro, mentre per quanto concerne l’attuale ciclo si è superata la soglia di 360 milioni di euro soltanto nei primi tre anni (vedi tabella). (5)

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Sebbene occorra sottolineare che tali risultanze sono meramente indicative, poiché non a tutte le segnalazioni corrispondono effettive condotte irregolari, i dati riportati costituiscono un indice di rilevanza del problema.
Per ottenere un risultato maggiormente aderente alla realtà e contestualmente identificare le casistiche più frequenti di utilizzo irregolare di risorse strutturali, è stata condotta una ricerca sulla base dei provvedimenti giurisdizionali emessi nel nostro Paese nel corso degli ultimi anni . Dall’analisi sono emersi casi connessi a:
• uso di documentazione fittizia (presente nel 77% dei casi), fra cui ipotesi di utilizzo di fatture gonfiate o di fatture false per operazioni commerciali inesistenti (35%), falsificazione dei registri di presenza ai corsi di formazione sovvenzionati (27%), compiuta per lo più tramite l’indicazione di attività di docenza e tutoraggio non eseguite e nel fittizio aumento del numero di partecipanti ai corsi, spesso effettuato attraverso l’apposizione di firme postume o apocrife; falsa rendicontazione di spese mai sostenute e/o non documentate (20%); casi eterogenei di presentazione di false dichiarazioni, fra cui falsificazione di preventivi, DURC, fideiussioni e certificazioni di qualità.
• inottemperanza da parte del beneficiario alle obbligazioni sottoscritte nell’atto di adesione e obbligo (40% dei casi), in relazione alla mancata realizzazione del progetto e, principalmente, all’assunzione di personale: il maggior numero di fattispecie risulta collegato al mancato rispetto del periodo minimo stabilito per il mantenimento del livello occupazionale, alla fittizia assunzione di soggetti ignari o inesistenti e all’assunzione di lavoratori non in possesso delle caratteristiche di svantaggio dichiarate in sede di richiesta di finanziamento (quali la disoccupazione di lunga durata, il sesso femminile, l’età superiore a 40 anni – condizioni che consentono l’attribuzione di un maggior punteggio in graduatoria);
• casi di responsabilità amministrativo/contabile del funzionario pubblico, comprendenti ipotesi di inadempimento per omesso controllo – doloso o colposo – sulla documentazione e sulle operazioni finanziate e, infine, ipotesi di corruzione.

Dai dati sembra emergere, accanto ai casi virtuosi, l’esistenza di un approccio ai Fondi strutturali come – nella migliore delle ipotesi – fonte da cui accedere a sovvenzioni “a costo zero” eliminando la quota di autofinanziamento di propria spettanza e – nella peggiore – occasione di truffa volta all’ottenimento del maggior contributo pubblico possibile senza interesse alla contestuale realizzazione del progetto.
Questa considerazione può costituire occasione di riflessione sulla necessità di una maggiore divulgazione e informazione circa le prospettive offerte al nostro Paese dai finanziamenti strutturali: una più efficace illustrazione di Programmi e bandi aperti avrebbe l’effetto di promuovere una maggiore cultura della legalità e una più ampia e consapevole partecipazione alle opportunità offerte, specialmente quelle dirette a imprese e start-up in ottica di prima immissione sul mercato, crescita e sviluppo.

Note
1) Dati reperibili su https://cohesiondata.ec.europa.eu/overview.
2) I due fondi, insieme al Fondo di coesione (FC), al Fondo europeo agricolo di sviluppo regionale (FEASR) e al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), costituiscono l’insieme dei Fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE).
3) Dati reperibili su www.agenziacoesione.gov.it.
4) Istituito in seno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri presso il Dipartimento per le Politiche Europee, il Comitato è il principale organismo italiano deputato alla tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea.
5) COLAF, Relazioni annuali, anni 2013-2016.
6) Sono state oggetto di analisi le sentenze emesse dalla Corte dei Conti nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2012 e il 31 luglio 2017.

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