De Luca: “Sud condannato a morte senza fondi europei”

delucaIntervento del governatore della Campania alla giornata di lavori organizzata da Ifel sulla nuova programmazione europea 2021-2027

Nella splendida cornice del Museo di Pietrarsa si è tenuta una ricca giornata di lavori dedicata ai fondi europei ed in particolare alla politica di coesione prossima ventura. L’occasione per fare il punto della situazione in una fase cruciale, sospesi tra la programmazione in esaurimento il prossimo 2020 e le trattative per definire la struttura del prossimo settennato di fondi europei, che partirà nel 2021.

I lavori sono stati chiusi dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che senza giri di parole ha posto l’attenzione sulla delicata fase politica del nostro Paese e sull’incidenza che questa potrà avere sulla sospensione dei fondi europei. “Ci auguriamo che la trattativa con l’Europa vada bene perché se andasse male, forse si salverebbe la Lombardia ma il Sud sarebbe condannato a morte”, è stato il suo esordio dinanzi a una platea affollata di addetti ai lavori e collaboratori dell’IFEL, l’Istituto in house della Regione dedicato a economia, lavoro e fondi che ha organizzato la giornata di approfondimento “POST2020 – Le novità sul nuovo ciclo 2021-2027”.

Le parole del governatore fanno riferimento alla discussione a Bruxelles della manovra italiana. Una questione che De Luca cita parlando della necessità di recuperare “l’unità dell’Europa” di fronte a nuove grandi potentati economici e tecnologici. “Egemonie” che rischiano di “tagliar fuori il vecchio continente e in particolare le zone più fragili di esso come l’Italia”.

Ma il vento che spira è di senso contrario. La trattativa con l’Unione Europa, continua il presidente della Regione, sta avvenendo “nel segno della creatività”. Usa l’arma dell’ironia per contestare i conti portati dal governo al vaglio di Bruxelles. “Dovremmo dire a quei giovanotti che festeggiavano per lo sforamento del deficit al 2,4% che non c’è nulla da festeggiare, vediamo di non farci del male” tuona.
Il rischio è quello del blocco dei fondi europei. “Risorse divenute ormai sostitutive di quelle ordinarie e quindi fondamentali, senza le quali ci ritroveremmo in ginocchio”.

De Luca nel corso della sua relazione parla anche delle criticità trovate in Regione sui fondi europei. Ricorda “la scelta fatta in avvio di legislatura di destinare 1,3 mld di euro di risorse europee per tamponare i buchi lasciati dal decreto sull’accelerazione della spesa” della precedente amministrazione. Una sfida vinta, dice il presidente.

Intanto in questi giorni si gioca in regione un’altra partita molto importante. Quella della rendicontazione. “Stiamo buttando il sangue per completarla. Arriveremo all’obiettivo costi quel che costi” annuncia.
Dicendo questo non nasconde perplessità su alcune situazioni in fase di stallo nel comune di Napoli come quelle dei progetti a via Marina e a Bagnoli (“120 milioni complessivi che rischiamo di perdere”).

Rispetto al nuovo ciclo di programmazione la ricetta del governatore parla di “semplificazione”, “flessibilità” ma soprattutto ammodernamento della macchina amministrativa. Per questo la Regione ha dato avvio al Piano per il lavoro nella Pubblica amministrazione. L’obiettivo è quello di fornire a tanti comuni della Campania energie e competenze capaci di rispondere alle sfide che ci mette davanti l’Europa.

Di semplificazione e di flessibilità aveva parlato poco prima anche l’europarlamentare Andrea Cozzolino, al tavolo dei relatori insieme alla componente del Forum Disuguaglianze e Diversità Sabina De Luca, al consigliere principale alla DG-Regio Commissione Europea&D Nicola De Michelis, al direttore della Fondazione Ifel Campania Pasquale Granata, al direttore generale dell’Agenzia per la Coesione Antonio Caponetto (in videoconferenza) e al giornalista del Sole24ore  Giuseppe Chiellino, moderatore dell’incontro.

Cozzolino è anche il relatore della proposta di regolamento della nuova programmazione al vaglio del parlamento europeo. “Mi sto concentrando – dice – su tre questioni”. La prima riguarda proprio la flessibilità, ossia la possibilità di riservare agli Stati quote di sforamento del patto di stabilità per permettere il cofinanziamento della spesa. Questo darebbe ai comuni la possibilità di non vedere le proprie casse bloccate. La seconda riguarda l’internalizzazione dell’assistenza tecnica da parte degli enti locali per la riqualificazione della macchina amministrativa. Un po’ quello che sta tentando di fare oggi la Regione Campania col piano lavoro. “Solo che in questo caso si tratterebbe di un’indicazione precisa da parte dell’Europa” precisa l’eurodeputato. Il terzo punto riguarda la scelta di puntare sulle periferie perché “l’Europa è lì che perde – dice Cozzolino – non sulle grandi città come Parigi”. La proposta è quella di “mettere una quota del 10% di risorse destinate alla politica urbana per il rilancio di queste realtà”.

Si conclude così una giornata di dibattiti voluta da Ifel Campania per affrontare da diversi punti di vista la questione legata alla nuova programmazione. Tra i relatori intervenuti negli altri panel di discussione Sergio Pietro Destefanis, dell’Università di Salerno, Giorgio Centurelli, esperto di politiche di coesione e rafforzamento amministrativo, Mario Caputo, esperto politiche di coesione, Francesco Monaco, del Dipartimento politiche di Coesione e investimenti territoriali Anci-Ifel, Carlo Borgomeo, Fondazione con il Sud, Davide D’Arcangelo, Prometeofondi, Luca Bianchi, SVIMEZ,  Basilio Lo Re CRESME, Massimo Sabatini, Direzione Politiche Regionali e della coesione territoriale Confindustria, Antonio Mancini, Cassa Depositi e Prestiti CDP, Andrea Kirschen, BEI.

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