Dal digital divide globale al digital divide nazionale, al tempo del Covid-19

foto-guido-zaccarelliArticolo di Guido Zaccarelli* sull’opportunità di sfruttare la crisi post pandemia per colmare il digital divide italiano

La scienza consente all’uomo di vivere il presente continuamente trasceso nel futuro e di utilizzare la tecnologia di internet per connettere tutti gli uomini della terra ad un utilizzo comune, per allineare le culture verso la libertà del pensiero e dell’azione sociale. Il progresso avanza con discontinuità privilegiando determinate aree del globo, rispetto ad altre, che scontano nel tempo un vivere quotidiano asimmetrico rispetto a popoli che vivono in stati attigui, o regioni contigue. Il mondo dei popoli non potendo attingere ai contenuti presenti nel web si divide, da chi è in grado di accedere rispetto a chi invece rimane isolato. La cultura, l’economia e il sistema delle relazioni sociali entrano in crisi, non potendo gareggiare alla pari per la mancanza di infrastrutture da impiegare per allenarsi, subendo le conseguenze di chi invece per contesti fiorenti gode della piena disponibilità. Un pendolo che dovrebbe seguire le leggi della natura ma inesorabilmente fermo in una posizione che sollecita la presa cosciente dell’umanità verso l’adozione di comportamenti, orientati alla creazione di una identità, che si riconosca nei valori e nella dimensione etica, intesa come rapporto tra bene e male, tra quello che è bene per l’uomo rispetto a quello che lo condiziona nel porsi in una condizione di inferiorità, “l’essere al denominatore”. La società dovrebbe organizzarsi alla luce dei progressi contribuendo ad esaltare la funzione dell’uomo fino al suo essere Persona al centro. Tutto questo si sostiene se alla base poniamo la filosofia che ogni giorno interpreta sé stessa a distanza di millenni con la stessa energia di quando ha iniziato a muovere i primi passi nella Grecia antica. Tutto nasce come diceva Aristotele dalla sostanza, la “prima causa causale”, essenziale e inevitabile, senza la quale nulla può discendere. La sostanza è tale solo se in grado di esprimere la “qualità” e la “quantità” per ambire al privilegio della “relazione”, mettendo in evidenza tutte le altre categorie come il dove, il quando, l’avere, il giacere, l’agire e il subire. Questo dovrebbe apportare un naturale suggello all’apparato concettuale in grado di essere riconoscibile dagli attori che governano le sorti dell’umanità, in piena oscillazione tra vita, in quanto espressione vivente del respiro e il pensiero che si caratterizza per governare la vita in un orizzonte concettuale comune. Tale analisi ci porta a immaginare una comunità globale che segue l’andamento della piramide rispetto alla circolarità che internet (tecnologia-collegamenti fisici) e il web (documenti, le immagini..) si prefigurava per il senso di libertà che gli stessi bit avevano compreso e come tali orientati nel viaggiare alla velocità della luce da un capo all’altro del globo; alla sommità la cultura, in mano a pochi, e alla base “un’altra cultura” che si spersonalizza fino a perdere il suo valore intrinseco. Tutto questo, in forza di uno stile che pone il diritto e la giustizia nella posizione assoluta di distinguere chi codifica i rapporti di forza rispetto al bisogno di affermare il sapere, come unica fonte da cui attingere il valore dell’unità e non della divisione. Una separazione che il Covid-19 ha reso evidente nel nostro paese, fino a qualche mese prima “invisibile agli occhi” per la scarsa attenzione ad osservare la realtà proveniente dal basso perché occupati prevalentemente a porre l’ascolto ai richiami provenienti dall’alto, da parte di chi vive in cima alla sommità della piramide. La mancanza della connessione ad internet, ha reso evidente come la scuola non sia in grado di esprimere “a distanza” tutto il suo potenziale formativo, da espletare in una “relazione” di prossimità con gli studenti, per mantenere allineata la fonte della didattica con i modelli culturali per saziare il desiderio di sapere. Ecco tornare alla luce il pensiero di Aristotele, a quella “sostanza”, la causa prima, di cui il mondo attuale ha bisogno, di cui sente fiorire dentro una profonda necessità. Le statistiche ci mostrano una realtà a doppia velocità, con gli studenti che seguono le lezioni al computer dalla propria abitazione, attenti e impegnati nell’apprendere e nel mostrare i loro talenti, dall’altro la mancanza della connessione ad internet e di strumenti tecnologici in grado di mantenere allineata la cultura con il resto del paese. “La tecnica aumenta la capacità di accrescere il potere”, afferma la scrittrice, saggista e filosofa francese Simone Weil nel suo libro dal titolo “Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale” scritto nel 1934 alla giovane età di 25 anni, quando indugia nel rapporto di forza tra il potere e l’uomo alla catena di montaggio, quel luogo dove si trasforma il mondo. La tecnologia di internet è il luogo dove si trasforma la cultura del mondo, dove si diffonde e si permea traendo la linfa dalla filosofia e dagli stili che consente di creare un’atmosfera grazie alla quale condividere il respiro per tenere in vita lo Spirito della comunità nazionale. Ecco fiorire la bellezza in grado di dare una scossa, di promanare quell’ordine ricco di significati e proposto sotto un altro ordine delle cose, con nuove regole, che ponga attenzione agli ultimi, seguendo il cammino disegnato dall’etica. Una necessità il cui limite deve essere scavalcato per avvicinare gli uomini che stanno in cima alla piramide con quelli che stanno alla base. Una necessità universale che non deve passare inosservata, da cogliere al volo in un contesto di necessità, che ha tolto “limiti” inserendone di nuovi, ai quali obbedire. Pagine di storia che vengono scritte e che il futuro leggerà con distacco, con indifferenza, forse. Noi oggi li viviamo. Tutti abbiamo bisogno della storia, per la vita e per l’azione, non per ritirarci da entrambe, ma per coltivare la vita per la storia. Ecco puntuale riaffiorare l’arte del coltivare, dove il contadino non “divide” le zolle della cultura ma le unisce, per raccogliere i frutti del suo lavoro da destinare a nutrire la “rete” dell’intera umanità.

*Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale
È laureato in Comunicazione e Marketing
Ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie
Ha frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d’impresa
È stato referente del Servizio Informativo dell’Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola
Dal 2008 al 2018 è stato docente a contratto di informatica presso l’Università di Modena Reggio
È collaboratore della redazione modenese del Resto del Carlino, della Gazzetta dell’Emilia e di Notizie di Carpi.

Bibliografia:
Informatica, insieme verso la conoscenza (2010)
La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012)
Finestre di casa nostra, immagini e racconti di un anno diverso. Uno sguardo oltre le cose (2013)
Dalla Piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
#essereGiornalista2020, nell’era della Conoscenza condivisa© (2019)

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